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 Letters from Death Row Non piangete per loro, sono già morti!

2009-04-20 13:57:47   来自: Kafka (BJ)  评论 八佰棒
  http://www.cinemavvenire.it/citta-invisibili/non-piangete-per-loro-sono-gia-morti/letters-from-death-row
  
  Titolo vincitore della nona edizione dell’Asiatica Film Mediale (ex-aequo con l’iraniano As Simple as That), Letters from Death Row, esordio al lungometraggio di Kevin Feng Ke (che ha al suo attivo diversi documentari), è un jail movie ambientato nel braccio della morte di un carcere di massima sicurezza cinese. Il film, però, non vuole essere una denuncia della pena capitale, forma di condanna che in Cina, più che in altri paesi, è praticata con frequenza. Piuttosto Letters from Death Row è il tentativo di rintracciare una sorta di umanità anche in chi vive al limite del sopportabile. Lo si altpotrebbe definire un dramma sull’attaccamento alla vita. E in tal senso ci pare esemplare l’episodio in cui un giovane condannato a morte, davanti a delle riviste porno consegnategli dai suoi carcerieri, si infligge, quasi a mo' di supplizio, un atto di autoerotismo con una disperazione assoluta.
  Letters from Death Row, ispirato all’omonimo libro-denuncia di Huan Jingting, non riesce però ad assolvere in toto ai suoi obiettivi. Se il testo ispiratore seguiva il metodo della confessione-inchiesta trascrivendo le esperienze di ventidue condannati a morte, il film di Feng Ke invece costruisce una zoppicante architettura narrativa che vede protagonista un piccolo truffatore incaricato di trascrivere le ultime parole di alcuni prigioneri prossimi alla visita del boia. E Feng Ke, forse un poco timidamente, non segue fino in fondo la strada maestra delle confessioni, visto che ne riporta non più di due (e una di queste è probabilmente il momento più forte del film); piuttosto approfitta dello spunto da fitcion per immergere il suo eroe in altri due tracciati narrativi: da un lato ci racconta la difficile convivenza dell’uomo con altri carcerati (una quindicina, tutti racchiusi in un’unica cella) e dall’altro ci mostra una sussurrata storia d’amore tra lui e un’altra condannata a morte, dove l’occasione dell’incontro è data dall’intimità che i due, tra i rari non analfabetialt all’interno del carcere, sfruttano in qualità di lettori alla radio. E allora, se il tema - volendo - rimane lo stesso (l’idea della sopravvivenza, della convivenza e della ricerca di umanità), esso però rischia di disperdersi e di cozzare al cospetto di alcuni ostacoli: nella stanzetta della prigione, all’inizio, i quindici e passa condannati replicano le gerarchie della vita quotidiana, poi però trovano una forma di solidarietà dovuta all’imminenza della condanna di uno del gruppo, ma poi, ancora, alcuni di loro progettano una fuga del tutto illusoria la cui necessità pare dubbia rispetto al tracciato principale del racconto; al contempo la storia con la donna, seppur arricchita da genuini momenti di tenerezza, sembra comunque poco verosimile in un contesto così draconiano e, di altconseguenza, fa sorridere la trovata banale di guardie che si assentano o che sonnecchiano, placidamente distratte, davanti alla coppia che amoreggia.
  Gli stessi difetti traspaiono anche sul piano della messa in scena: Feng Ke si giova di un digitale spoglio e poco illuminato, usa quasi sempre la macchina fissa, ma poi sembra esagerare in ricostruzioni artificiose quando, mostrando nell’incipit alcuni dei condannati che parlano davanti alla camera, li inquadra in primissimo piano e li illumina con una sorta di occhio di bue, facendo involontariamente il verso a The Blair Witch Project.
  Ne consegue purtroppo l’impressione che Feng Ke abbia dilapidato l’opportunità che gli era stata offerta (di girare in un vero carcere e di avere tra le mani un soggetto tanto forte), mostrandosi indeciso e incerto su come trattare un materiale di primo acchito documentaristico e finendo, dunque, per renderlo troppo fictionale.
  

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片名:
八佰棒 
导演:
柯枫 
编剧:
柯枫 
上映年度:
2008 
制片国家/地区:
中国 
主演:
邸越明, 苏丽, 寒丰, 陈春雨

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